Topolino e la User Experience

Giorgio Cavazzano a Lucca 2012

Ho avuto il privilegio di incontrare Giorgio Cavazzano qualche giorno fa al Lucca Comics and Games. Per chi non lo sapesse, Cavazzano è uno dei disegnatori storici di Topolino e sicuramente uno dei miei preferiti.

Durante un incontro con il pubblico ha raccontato il suo personale percorso come disegnatore, che meriterebbe un posto d’onore tra le storie citate da Sir Ken Robinson, e ha condiviso particolari affascinanti su come nasca una storia a fumetti. Non ho potuto fare a meno di riconoscere, nei suoi racconti, tantissimi punti in comune con il processo di design della User Experience. La cosa è curiosa, e ho deciso di condividerla per vedere se trova un riscontro anche nella vostra esperienza.

Assieme a Cavazzano era presente anche Tito Faraci, sceneggiatore per Topolino e altre testate Bonelli, e i due hanno messo su una scenetta del tipico processo creativo che avviene tra loro, normalmente al telefono. Tito racconta una storia, che fino a quel momento è solo nella sua testa, e Giorgio scarabocchia mentre lo ascolta. I due dialogano, si fanno domande, provano soluzioni e le modificano. Nasce una storia illustrata che poi verrà affinata. Dove sono le analogie? Eccole qui.

Tito Faraci dice che quando scrive una storia ha i lettori in mente, e sa che li deve divertire e appassionare. Ma non chiederebbe mai loro cosa vorrebbero. Vi suona familiare? Quando gli UX designer progettano, lo fanno per le persone: creano qualcosa che soddisfi i loro bisogni, senza mai chiedere loro direttamente cosa vorrebbero, perché non si tratta di esaudire dei desideri ma di fornire ciò che serve. Se la differenza vi sembra sottile, credetemi, non lo è.

Il lavoro di creazione della storia è un processo con varie fasi, molte delle quali si svolgono come lavoro di squadra: si tratta di co-design! Lo sceneggiatore e il disegnatore sono due professionalità distinte, eppure nella creazione della storia è difficile dire chi influenzi cosa: Cavazzano racconta di come immagina le inquadrature e i passaggi essenziali per far sì che la storia fluisca e che il lettore non trovi salti logici eccessivi. Faraci aggiunge che a volte ha bisogno di un certo tipo di automobile, con il cofano che si apre in un certo modo, perché l’azione che vuole far compiere a uno dei personaggi lo richiede. La metafora con i wireframe e gli user scenarios è davvero calzante, secondo me.  Anche nella UX ci si trova spesso a  progettare con colleghi o stakeholder dalle diverse competenze, per far sì che l’esperienza complessiva dell’utente sia coerente, facile, soddisfacente. E’ un processo a più mani e più cervelli, proprio come la stesura di una storia a fumetti.

Infine, un altro elemento che ricordo delle parole di Cavazzano è il processo di asciugatura del suo disegno, che per me ha tanto in comune con la prototipazione. Lui racconta di come il passaggio dalla prima matita alla successiva, fino alla china, richieda un costante sforzo “a togliere”: va eliminato il superfluo dal disegno, che deve essere in grado di comunicare al lettore l’emozione e l’intenzione che ci sono dietro senza appesantirlo. Un parallelo interessantissimo con l’adagio UX  “less is more“.

Ho la sensazione che questo parallelo possa esistere anche in molti altri processi creativi.

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