Perché adoro il Kindle (dopo averlo usato)

Non ho fatto in tempo a scartarlo che  già mi aveva colpito per la leggerezza e per il formato super compatto. Il Kindle (l’e-book reader di Amazon) è pensato per essere letto, come un tascabile, ed entra nel taschino dei pantaloni.

Kindle E-book readerSecondo me è un oggetto azzeccatissimo e molto usabile.

Si tiene anche con una mano sola e si sfoglia con un dito della stessa, anche se siete mancini. Ma non è touch, e forse anche questo ne aumenta il fascino, per me.

Mi è tornato particolamente utile in qualche viaggio, durante spostamenti o pause pranzo, ma anche a casa.

Le pagine si leggono benissimo (specialmente se il formato del file è quello apposito, perché la lettura dei pdf potrebbe essere più complicata). Il contrasto e la leggibilità sono elevati e del tutto replicanti l’esperienza della carta stampata, e la mancanza di retroilluminazione non stanca la vista.

Volendo si può cambiare il font  o modificare la dimensione, ma io l’ho lasciato così perché mi sembra davvero di leggere su carta.

Si possono anche prendere appunti, sottolineare passaggi, oltre ovviamente a ripartire da dove ho interrotto la lettura ogni volta che riapro uno dei libri. E una volta finito di leggere, posso assegnare un punteggio e condividere la mia valutazione online.

Less is more: non c’è nulla di eccessivo in questo dispositivo: non è enorme, non è a colori, non si illumina, non serve a navigare anche se ha un browser e si connette via wifi, non ha uno schermo tattile. Eppure, o forse proprio per questo, assolve al suo scopo in modo eccellente.

Un prodotto che consiglio a chiunque voglia entrare nel mondo degli e-book reader. E già che ci siete, perché non scaricare alcuni dei tantissimi libri classici disponibili gratuitamente in formato .mobi? Magari è l’occasione giusta per rileggere L’isola del tesoro o Il mastino di Baskerville tra una metro e un bus.

Arrivano gli e-books? Billy si allarga

Anzi, si espande in profonditá.

La notizia la leggo su Corriere.it nella rubrica Ehi Book! di oggi: Ikea ridisegna Billy (la piú venduta libreria low-cost, tanto da aver prestato il nome alla rubrica sui libri del TG1) in previsione dei cambiamenti di abitudine dei lettori.

Meno libri cartacei sui nostri scaffali, quindi a cosa servirá la libreria? A riporre oggetti “di valore” quali libri rari, edizioni da collezionisti e oggettistica. Quindi aumenta la profonditá e si aggiungono le ante in vetro (a dire il vero giá disponibili da un bel po’) perché tanto la lettura quotidiana ed economica si sposterá sui tablet e gli e-book.

L’articolo cita un pezzo dell’Economist, Digital expectations, dove si fanno delle considerazioni interessanti sui pro e i contro della digitalizzazione: la rimessa in circolo di vecchi titoli dimenticati, i pericoli incombenti della pirateria e anche -meno male!- il problema del prezzo degli e-book, giudicato spesso troppo arbitrario e elevato.

Non mi sento di fare previsioni (e mi diverto poco a farne, anche se sembra un passatempo molto in voga nella blogosfera) ma l’argomento prezzo mi sembra cruciale. Come il settore musicale ci insegna, secondo me la pirateria si combatte in un solo modo: abbassando i prezzi -e magari inserendo contenuti aggiuntivi, gadget o altro all’edizione digitale, per giustificare l’acquisto dell’originale rispetto all’edizione pirata.

Se un e-book costasse 2-3 euro, o anche 5, non perderei nemmeno un minuto a cercare la versione pirata in rete, per una semplice questione di convenienza. Se invece mi costa come la controparte cartacea, 10-15 o anche 20 euro (grazie anche alla nostra assurda legge contro gli sconti sui libri) ecco che diventa competitivo andare a perdere un po’ del mio tempo libero per cercarmi la copia pirata.

Un commento dell’amministratore delegato di Harper-Collins che mi lascia perplessa è la supposta difficoltá nella promozione dei libri qualora le librerie -come paventato- dovessero chiudere i battenti per via della digitalizzazione.

Publishers are increasingly trying to push books through online social networks. But Mr Murray says he hasn’t seen anything that replicates the experience of browsing a bookstore.

Veramente? Io invece ho  la sensazione che qualche volta l’esperienza digitale sia piú stimolante rispetto a quella reale. Non vi siete mai persi in libreria cercando di capire la loro catalogazione bizzarra, o per il fatto che esistano gli scaffali a scorrimento che nascondono metá dei libri esposti, venendo meno l’ordine alfabetico (unica áncora di salvezza per navigare in mezzo al mare di titoli)?

Non so, a me questi toni apocalittici e moralistici non piacciono molto, e sono altresí convinta che le librerie non scompariranno, ma dovranno evolversi: offrendo un’esperienza ai lettori che non si limiti al mero acquisto dei libri cartacei, aggiungendo servizi, magari integrati fra digitale e reale o altro ancora che qualcuno inventerá.

C’è spazio per la crescita e per le opportunitá: magari si penserá a nuovi ruoli e quindi si creeranno dei posti di lavoro, assieme ai servizi. Invece di lamentarsi su cosa andiamo a perdere, perché non cominciare a immaginare cosa potremmo inventare?