Il modo in cui imparo nuove cose

In questo periodo, per caso e in modo deliberato, sto riflettendo su certi aspetti del mio percorso professionale e del mio vissuto personale.

Alcuni nuovi colleghi mi hanno fatto ricordare cose sepolte nella mia memoria riguardo al mio modo di imparare. E mi sono resa conto che questo non è mai cambiato, nella mia vita. Gli argomenti oggetto di studio, invece, moltissimo.

I miei mi raccontano che da bimba usavo la ciambella in spiaggia, per imparare a nuotare. Un giorno, di colpo, mi dirigo verso l’acqua senza ciambella, sicura. Mia madre mi rincorre urlando, e io serafica le rispondo “Non ne ho bisogno, mamma. So nuotare, ora”. E così è stato.

Stesso discorso con la bicicletta e le rotelle: di punto in bianco dissi a mio padre di togliermele, che non ne avevo più bisogno, che ormai sapevo andarci senza. E inforcata la bici sapevo effettivamente farlo.

Ricordo abbastanza chiaramente quella sensazione di sicurezza, di maturità, che mi facevano sentire in grado di provarci da sola. Che mi rammenti, avevo sempre ragione.

In seguito è stato così imparare nuove lingue, riuscire a prendere l’autobus da sola, ma anche imparare una qualche nuova disciplina. Ho bisogno del mio tempo: incamero informazioni, leggo tantissimo, osservo chi quella cosa la sa fare, e lo faccio a lungo, senza analizzare né tirare le somme. In quei momenti sono una spugna, assorbo e basta, in modo avido e interessato, e non mi basta mai.

Poi succede qualcosa, senza preavviso: c’è un click nella mia testa, un momento in cui mi fermo, non ho più voglia di aggiungere elementi, perché l’argomento in questione ha assunto una struttura di senso compiuto, dove tutto ciò che ho incamerato ha un suo posto preciso, e si relaziona al resto. È tutto chiaro. In quel momento mi sento pronta a provarci, e mi lancio.

Per me questo processo è naturale e istintivo, ma mi rendo conto che per gli altri probabilmente non lo è.

Qualcuno fra voi ha ragionato su come impara nuove cose? Sarei curiosa di sentirlo.

copyright © 2006 sean dreilinger

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2 thoughts on “Il modo in cui imparo nuove cose

  1. Questa cosa è curiosa…
    Io non mi son mai soffermata sul COME imparo le cose.

    Le lingue… beh ricordo più che altro che – specialmente le nozioni di grammatica a scuola erano un continuo martellare su determinate cose… finché poi non mi venivano spontanee. A volte altre cose le ho incamerate al volo e ho imparato subito quando usarle in una conversazione o scrivendo.

    Nuotare: a detta di mio padre non ho mai disimparato, mi metteva i braccioli – fino agli otto anni – solo x “sicurezza”.

    La bicicletta invece ricordo che fu mio nonno ad insegnarmi pazientemente ad adandarci… Ma mi ci sento ancora handicappata. Il giorno che riuscirò a pedalare senza mani, facendo anche le curve sarò felice.

    E questo solo x citare gli esempi che hai fatto tu, e solo perché ho cercato – leggendoti – di ripensare alle mie esperienze negli stessi campi.

    Però so che quando imparo qualcosa c’è anche per me una sorta di “click” nella testa.
    Se questo click avviene so che quella cosa non me la dimenticherò mai più.
    Ci sono cose che cerco di imparare, le riascolto, rileggo, rifaccio che NON mi entrano in testa e non lo faranno mai. Sicuramente in certi campi c’è un aspetto più o meno cosciente di pigrizia, soprattutto mentale.

    Osservare sicuramente è anche per me uno strumento fondamentale, specie quando una cosa che devo imparare passa solo attraverso me stessa (nuotare, disegnare ecc) e non attraverso uno sturumento meccanico (automobile, bicicletta ecc).

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  2. E dunque, io come imparo? Anche io ho la fase “spugna”, quella in cui mi predispongo all’umiltà assoluta e ascolto, osservo, chiedo e soprattutto leggo, leggo, leggo. Poi, però, ad un certo punto se voglio davvero imparare devo mettermi alla prova, sicura di fare male, almeno all’inizio.
    1) nelle discipline teoriche, ad esempio quelle che ho studiato/studio, devo sempre mettermi a scrivere e a riassumere tutto ciò che ho incamerato. Il risultato è un primo documento incomprensibile, che poi via via aggiusto, sintetizzo, asciugo, fino a renderlo logico in ogni suo passaggio. Quando il testo fila, vuol dire che ho imparato e che finalmente SO.
    2) nella pratica devo buttarmi, come quando ho imparato a guidare la macchina. Ho voluto sapere come funziona la frizione, cosa sono i giri del motore, bla bla bla. Poi mi sono decisa, ho vinto l’ansia di conoscere tutto prima di partire e mi sono messa al volante, ovviamente constatando che la teoria era del tutto inutile.
    In generale, non sento mai di dominare qualcosa se prima non l’ho esplorata in profondità.

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